2. Comportamenti legati alla salute

L’Organizzazione mondiale della sanità stima che in Europa l’86% dei decessi e il 77% del carico di malattia sono riconducibili a un ristretto gruppo di patologie croniche: malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie, diabete e problemi di salute mentale. Queste malattie hanno in comune quattro principali fattori di rischio modificabili: fumo di tabacco, abuso di alcol, sedentarietà e cattiva alimentazione. Essi si distribuiscono nella popolazione secondo un gradiente sociale e tendenzialmente sono più diffusi nelle classi sociali più svantaggiate, le quali hanno una morbosità e una mortalità maggiori rispetto a chi si trova in una posizione socialmente ed economicamente più avvantaggiata. 

Il fumo di sigaretta

L’impatto del fumo sulla salute delle persone è notevole: metà dei fumatori muore a causa di questa abitudine/dipendenza. In Trentino la metà (51% – dati PASSI 2013-2016) degli adulti non fuma, l’altra metà è suddivisa tra ex fumatori (23%) e fumatori (26%; di cui 1% occasionali e 1% in astensione). Si tratta di un’abitudine più diffusa tra gli uomini, tra i quali il 28% è un fumatore (22% tra le donne) e il 29% un ex-fumatore (18% tra le donne). Questi valori sono rimasti pressoché immutati nell’ultimo decennio (figura 2.1).
Sia per le donne che per gli uomini l’abitudine al fumo è meno frequente all’aumentare dell’età e al diminuire delle difficoltà economiche, mentre è più diffusa tra chi ha un lavoro regolare. Inoltre, gli uomini stranieri fumano di più degli italiani, differenza che invece non c’è per le donne (figura 2.2).
A circa la metà (49%) dei fumatori, a prescindere dal genere, è stato consigliato da un medico o da un operatore sanitario di smettere. Poco meno della metà (44%) sia dei fumatori che delle fumatrici ha fatto nell’ultimo anno almeno un tentativo di smettere, che però, nella maggior parte dei casi (80%) è fallito (indipendentemente che il fumatore sia uomo o donna).

Il consumo di alcol

Per l’organismo umano l’alcol è una sostanza tossica per la quale non è possibile individuare livelli di consumo sicuri, sotto i quali non si registri un pericolo per la salute. Oltre a essere causa e/o fattore di rischio per molte malattie (in particolare cirrosi del fegato, malattie cardiovascolari, tumori), l’alcol è associato ai danni dovuti a comportamenti assunti in stato di intossicazione acuta: incidenti stradali, comportamenti sessuali a rischio, infortuni sul lavoro, episodi di violenza.
La provincia di Trento, con le altre regioni del Nord Est, è il territorio con le percentuali di consumo di alcol più elevate in Italia. Infatti, il 31% di adulti trentini consuma alcol a maggior rischio, o perché consuma alcol abitualmente in modo elevato (5%), o prevalentemente fuori pasto (22%), o perché è un bevitore binge (14%), oppure per una combinazione delle tre modalità; il 34% consuma alcol in maniera moderata e solo il 35% non consuma affatto alcol (dati PASSI 2013-2016).
Il consumo di alcol è ancora un comportamento soprattutto maschile, solo un uomo su 5 non consuma alcol (21%), rispetto alla metà delle donne (49%), e ben il 40% degli uomini ne fa un consumo a maggior rischio, rispetto al 22% delle donne. Le donne però mostrano nell’ultimo decennio percentuali di consumo in crescita (figura 2.3), a differenza degli uomini che invece mantengono un comportamento costante nel tempo.
Oltre ad essere una consuetudine più diffusa tra gli uomini il consumo di alcol a maggior rischio è particolarmente diffuso tra i giovani.
Tra i ragazzi e le ragazze in età 18-24 anni si rilevano percentuali di consumatori di alcol a maggior rischio elevatissime (74% per i ragazzi e 59% per le ragazze), percentuali che scendono progressivamente all’aumentare dell’età.
Sia per gli uomini che per le donne, anche la cittadinanza influenza il consumo di alcol, più diffuso tra i cittadini italiani. Infine, l’istruzione risulta essere un fattore favorente il consumo di alcol a maggior rischio per le donne tra le quali si osservano percentuali di consumatrici che aumentano al crescere del titolo di studio (figura 2.4).
I consigli dei medici possono contribuire a raggiungere gli obiettivi principali di sanità pubblica, ovvero la riduzione delle quantità di alcol consumate e l’eliminazione del consumo in determinate situazioni (guida, lavoro, presenza di patologie, gravidanza, adolescenza). Tuttavia, solamente una piccola minoranza dei consumatori a maggior rischio (il 9% degli uomini e il 2% delle donne) riceve dal proprio medico il consiglio di ridurre il consumo di alcol, a sottolineare la difficoltà degli operatori sanitari a inquadrare correttamente questo comportamento come un problema di salute.
Una delle cause di mortalità prematura sono gli incidenti sulla strada, spesso causati da guida in stato d’ebbrezza: il 14% degli uomini e il 3% delle donne dichiara di avere guidato sotto l’effetto dell’alcol e il 6% (sia per gli uomini che per le donne) di avere viaggiato con persone che stavano guidando sotto l’effetto dell’alcol. 
Le Forze dell’ordine controllano più frequentemente gli uomini: annualmente è sottoposto a controlli circa la metà degli uomini e circa un terzo delle donne. L’etilotest, strumento di provata efficacia nella riduzione della mortalità da incidente stradale, viene fatto ad una minoranza di casi e anche in questo caso con una maggiore propensione a controllare gli uomini (16% vs 6% delle donne), in particolare i più giovani.

L’attività fisica e la sedentarietà

La regolare pratica di attività fisica comporta una vasta gamma di benefici per la salute: riduce il rischio di sviluppo di malattie cardiache, di diversi tipi di tumori (mammella, colon-retto) e di diabete di tipo 2, inoltre previene l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, il rischio di fratture e di disturbi muscolo-scheletrici, diminuisce lo stress e i sintomi di ansia e di depressione.
La maggior parte degli adulti trentini è fisicamente attivo o lo è almeno parzialmente (39% e 44% rispettivamente), mentre il 17% è completamente sedentario (dati PASSI 2013-2016).
Si osservano differenze di genere, non tanto rispetto al praticare attività fisica (le percentuali di sedentarietà sono sovrapponibili) quanto piuttosto al raggiungimento dei livelli raccomandati (30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni a settimana o attività intensa per più di 20 minuti per almeno 3 giorni a settimana oppure fare un lavoro pesante). Le donne praticano attività fisica come gli uomini, ma più difficilmente raggiungono i livelli raccomandati (attivi: uomini 41% vs donne 36%; parzialmente attivi: 43% uomini vs 46% donne). Tuttavia questa differenza va progressivamente assottigliandosi a causa, purtroppo, di un peggioramento della situazione maschile (figura 2.5). Le caratteristiche che contraddistinguono i sedentari sono diverse per uomini e donne: a eccezione della cittadinanza che caratterizza entrambi i generi a favore degli italiani (gli stranieri sono più sedentari), per gli uomini sono età e situazione economica a identificare i sedentari (aumenta al crescere dell’età e delle difficoltà economiche), mentre per le donne risulta significativo il titolo di studio (la sedentarietà aumenta al diminuire del titolo di studio) (figura 2.6).
La presa di coscienza del proprio stato è il primo passo verso il cambiamento e una percezione corretta del proprio livello di attività fisica può portare a eventuali modifiche di comportamento. Le donne tendono ad avere una migliore consapevolezza del proprio livello di attività fisica rispetto agli uomini: l’84% delle sedentarie sa che dovrebbe muoversi di più vs l’80% dei sedentari, così come il 56% delle parzialmente attive vs il 50% degli uomini).
Oltre alla consapevolezza sono importanti i consigli forniti dagli operatori sanitari ai propri assistiti in quanto rappresentano un intervento di sanità pubblica di provata efficacia. La sensibilità degli operatori, però, non è ancora abbastanza sviluppata: la loro attenzione e i loro consigli sono rivolti a circa un terzo della popolazione, con una leggera preferenza per le donne (35% vs 31% uomini).

L’alimentazione, il sovrappeso e l’obesità

Un’alimentazione varia ed equilibrata è alla base di una vita in salute. Alimentarsi con cibi molto calorici e poveri di nutrienti, ricchi di grassi saturi e idrogenati, sale e zuccheri rappresenta, assieme all’essere in sovrappeso o obeso, un fattore di rischio per gran parte delle malattie croniche. Un adeguato consumo di frutta e verdura (quantità minima consigliata: 400 grammi al giorno pari a 5 porzioni; five a day) protegge dall’insorgenza di malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e tumori, principali killer dei paesi a sviluppo avanzato.
Sebbene tutti i trentini adulti consumino qualche porzione di frutta e/o verdura al giorno, la quota di persone che ne mangia la quantità minima consigliata è limitata al 13% (dati 2013-2016) della popolazione, con una sensibile differenza tra uomini (9%) e donne (17%).
La buona abitudine a consumare le cinque porzioni quotidiane di vegetali in entrambi i generi è più diffusa al crescere dell’età, in particolare a partire dai 50 anni, età in cui si rilevano percentuali doppie rispetto alle età più giovani. Si osserva, inoltre, una differenza di cittadinanza a sfavore degli stranieri, più marcata per le donne (figura 2.8).
L’eccesso ponderale (sovrappeso e obesità) riguarda il 36% degli adulti trentini (28% sovrappeso e 8% obeso). La differenza dello stato ponderale tra uomini e donne è legata alla condizione di sovrappeso quasi il doppio negli uomini rispetto alle donne (36% vs 20%) (figura 2.9). Notevole anche la differenza nelle percentuali di persone sottopeso: pressoché nulla negli uomini, pari all’8% nelle donne. L’eccesso ponderale è spiegato dalle caratteristiche socio-demografiche delle persone in maniera del tutto analoga nei due generi: cresce all’aumentare dell’età, delle difficoltà economiche e al diminuire del titolo di studio ed è più diffuso tra i cittadini stranieri (figura 2.10).
Per favorire cambiamenti migliorativi nello stile di vita delle persone risultano efficaci i consigli degli operatori sanitari. Le donne dimostrano di essere più attente nel seguire i consigli ricevuti. Fa una dieta per perdere peso il 47% delle donne in eccesso ponderale che ha ricevuto dal medico il consiglio di farlo, rispetto al 29% degli uomini. Le donne sono generalmente più disposte a seguire una dieta: il 28% di quelle in eccesso ponderale ne fa una anche senza il consiglio del medico, a fronte del 12% degli uomini.
In parte questo può essere spiegato da una maggiore consapevolezza che le donne hanno del proprio stato ponderale. Infatti, solo un quarto delle donne in sovrappeso e l’8% di quelle obese ritiene di pesare il giusto, mentre ben la metà degli uomini in sovrappeso e il 12% obesi ritiene di non avere problemi di peso.
Inoltre, gli operatori sanitari sono più propensi a dare consigli alle donne: tra le donne in sovrappeso il 55% riceve il consiglio dal proprio medico di perdere peso e il 47% di praticare attività fisica (vs il 39 e 34% degli uomini) e ancora, all’84% delle donne obese è stato consigliato di perdere peso e al 62% di fare attività fisica (vs 76 e 51% degli uomini).
Questi dati riflettono uno stereotipo di genere per cui la forma fisica conta maggiormente per le donne.

Definizioni dei fattori di rischio comportamentali

Fumatore: persona che ha fumato oltre 100 sigarette nella sua vita e fuma tuttora (o ha smesso di fumare da meno di 6 mesi).
Consumatore di alcol a maggior rischio: persona che consuma alcol abitualmente in modo elevato (consumo medio giornaliero maggiore di 2 unità di bevanda alcolica per gli uomini e di 1 unità per le donne) o prevalentemente fuori pasto o che è un bevitore binge (consumo in una singola occasione di 5 o più unità di bevanda alcolica per gli uomini e di 4 o più unità per le donne), oppure una combinazione delle tre modalità.
Per unità di bevanda alcolica si intende: una lattina di birra o un bicchiere di vino o un bicchierino di superalcolico.
Persona fisicamente attiva: persona che svolge un lavoro pesante, cioè un lavoro che richiede un notevole sforzo fisico (ad esempio il manovale, il muratore, l’agricoltore) e/o aderisce alle linee guida sulla attività fisica (30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni alla settimana, e/o attività intensa per più di 20 minuti per almeno 3 giorni settimanali.
Per attività fisica intensa si intende quella attività fisica che per quantità, durata e intensità provoca grande aumento della respirazione e del battito cardiaco o abbondante sudorazione, come per esempio correre, pedalare velocemente, fare ginnastica aerobica o sport agonistici.
Per attività fisica moderata si intende quella attività fisica che per quantità, durata e intensità comporti un leggero aumento della respirazione e del battito cardiaco o un po’ di sudorazione, come per esempio camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, fare ginnastica dolce, ballare, fare giardinaggio o svolgere lavori in casa come lavare finestre o pavimenti.
Persona parzialmente attiva: persona che non svolge un lavoro pesante dal punto di vista fisico, ma fa qualche attività fisica nel tempo libero, senza però raggiungere i livelli raccomandati dalle linee guida.
Persona sedentaria: persona che non fa un lavoro pesante e che, nel tempo libero, non svolge attività fisica moderata o intensa.
Persona sovrappeso: persona con un Indice di massa corporea compreso tra 25,0 e 29,9.
Persona obesa: persona con un Indice di massa corporea maggiore o uguale a 30,0. Indice di massa corporea = peso (in kg)/ altezza² (in m).
Consumatore di poca frutta e verdura: persona che consuma meno di 5 porzioni di frutta e/o verdura la giorno.
Per porzione di frutta e verdura si intende: un quantitativo di frutta o verdura cruda che può essere contenuto sul palmo di una mano, oppure mezzo piatto di verdura cotta. Questa quantità corrisponde all’incirca a 80 grammi di questi alimenti.