Principali problematiche di salute

La mortalità e le principali cause di morte

Nel 2015 sono decedute 5.051 persone residenti in provincia di Trento, con un tasso di mortalità del 9,4‰, uno dei più bassi in Italia, ma comunque il più alto dell’ultimo decennio. Il 2015 è stato caratterizzato da un eccesso di moralità in tutto il paese, Trentino incluso, sebbene in misura più contenuta che nella maggior parte delle altre regioni. Ad oggi le ipotesi avanzate per spiegare tale fenomeno si riassumono in un insieme di concause: l’aumento di decessi nei mesi invernali è in parte attribuibile alla particolare virulenza dell’epidemia influenzale, complicata da uno scarso accesso alle vaccinazioni da parte dei soggetti più suscettibili, gli anziani, mentre la mortalità estiva (luglio in particolare) è molto probabilmente associata alle ondate di calore (anche se in Trentino non così intense o di lunga durata come in altre parti di Italia). Inoltre va considerato che la mortalità nel 2014 è stata insolitamente bassa e ciò potrebbe avere determinato, all’inizio del 2015, la presenza di un numero più elevato di persone fragili per via dell’età avanzata e/o della presenza di malattie croniche e, quindi, più suscettibili alle complicazioni dell’influenza durante l’inverno del 2015.
Le principali cause di morte continuano ad essere le malattie cardiovascolari (in particolare cardiopatie ischemiche e infarti miocardici acuti) e i tumori (soprattutto del polmone, del colon-retto, del fegato e della mammella) che assieme contano i 2/3 dei decessi, seguono in misura più contenuta le malattie del sistema respiratorio (BPCO e polmoniti), le malattie del sistema nervoso (malattia di Alzheimer e di Parkinson) e i traumatismi (fratture del femore per gli ultra 64enni e traumi da incidente stradale) [figura 6].

I decessi evitabili

Ogni anno circa un decesso ogni sei potrebbe essere evitato con miglioramenti nell’ambito della prevenzione, cura e riabilitazione. In particolare dei 709 decessi evitabili avvenuti nel 2013, il 54% è riconducibile all’area della prevenzione primaria (con interventi su stili di vita e condizioni socio-economiche), il 22% alla diagnosi precoce e il restante 24% all’assistenza propriamente detta. Considerando la sola mortalità precoce (entro i 75 anni) circa il 60% dei decessi risulta evitabile. Mediamente per ogni decesso evitabile vengono persi 21 anni, per un totale ogni anno di circa 17.000 anni di vita persi. La mortalità evitabile riguarda prevalentemente gli uomini, colpiti soprattutto da tumori maligni dell’apparato respiratorio e dalle malattie ischemiche del cuore, e per i quali è evitabile il 21% dei decessi. La mortalità evitabile femminile è pari al 9% ed è dovuta principalmente ai tumori dell’apparato respiratorio e della mammella [figura 7].
Il Piano per la salute del Trentino 2015-2025, in linea con quanto fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità, si è posto come obiettivo da raggiungere entro il 2025 la riduzione del 25% della mortalità prematura. Ciò significa passare dai circa 700 decessi precoci annui attuali a circa 500-550. Tale obiettivo, considerando la natura delle patologie più frequentemente causa di mortalità evitabile, è raggiungibile soprattutto con interventi di prevenzione primaria a contrasto dei principali fattori di rischio per le malattie croniche (fumo di tabacco, sedentarietà, consumo eccessivo di alcol e scarso consumo di frutta e verdura) e finalizzati a prevenire le morti violente (incidenti stradali, infortuni sul lavoro, suicidi) con un particolare riguardo alla riduzione delle disuguaglianze sociali.

I ricoveri in ospedale: motivi e appropriatezza

Nei paragrafi precedenti si è visto che tumori, malattie del sistema cardiocircolatorio e traumatismi sono le più importanti cause di mortalità e di mortalità evitabile. Allo stesso tempo sono anche i principali motivi di ricovero in ospedale: nel 2015 i ricoveri (totali, acuti e lungodegenti) di trentini per malattie cardiovascolari sono stati circa 13.000, per tumori circa 7.300 e per traumi e avvelenamenti circa 7.700. Analogamente a quanto succede per la mortalità evitabile, anche una parte di ospedalizzazione potrebbe essere prevenuta contrastando alla radice le cause che danno luogo all’ospedalizzazione con interventi più efficaci di promozione della salute; inoltre un’ulteriore parte potrebbe essere sostituita da interventi sanitari più appropriati, come ad esempio l’assistenza territoriale. E dunque circa 1.300 ricoveri per malattie cardiovascolari (il 12% dei ricoveri per acuti) che sommano circa 7.400 giornate di degenza (il 9% delle giornata di degenza) sono potenzialmente prevenibili e altri 2.400 ricoveri (il 22% dei ricoveri per acuti) per 22.600 giornate di degenza (28%) risultano inappropriati. Sono prevenibili anche 660 ricoveri per tumori (il 9% dei ricoveri per acuti) e le corrispondenti 4.500 giornate di degenza (10%), così come oltre 4.300 ricoveri per trauma (il 66% dei ricoveri per acuti) per un totale di circa 19.500 giornate di degenza (50%).

I traumi e le ferite causati da incidenti

I traumi, una delle principali cause di mortalità precoce nonché di ospedalizzazione evitabile, rappresentano anche una delle più importanti cause di accesso in pronto soccorso (nel 2015 il 34% del totale degli accessi in pronto soccorso è causato da traumi) e spesso sono conseguenza di incidenti stradali, domestici e sul lavoro.

Gli incidenti stradali

Nel 2015 si sono verificati sulle strade trentine 1.408 incidenti stradali, causando 1.942 feriti e 42 morti e comportando 3.882 accessi di trentini in pronto soccorso. Gli incidenti avvengono nel 2/3 dei casi su strade urbane e maggiormente in concomitanza del traffico casa-lavoro/scuola, a differenza degli incidenti mortali che accadono principalmente su strade extra-urbane (65% degli incidenti mortali). Gli incidenti coinvolgono soprattutto gli uomini, che sono il 60% dei feriti e ben il 78% dei morti, e interessano in primo luogo il conducente (nell’80% dei casi in caso di decesso, nel 70% dei casi in caso di feriti) [figura 8].
La maggioranza dei trentini ha un comportamento responsabile alla guida non guidando sotto l’effetto dell’alcol (91% dei guidatori), usando sempre la cintura di sicurezza nei sedili anteriori (94%), assicurando i bambini al seggiolino o all’adattatore alzabimbo (82%) e indossando sempre il caso (98%). Continua a restare minoritaria la quota di persone che fa uso della cintura di sicurezza posteriore (38%).
La motorizzazione del movimento rappresenta inoltre un’importante causa di sedentarietà della popolazione, comporta il consumo di fonti energetiche non rinnovabili e costituisce la fonte di almeno un quarto delle emissioni di gas serra a livello globale.

Gli infortuni domestici

Il rischio di subire un infortunio domestico è comunemente considerato esiguo: poco meno del 5% della popolazione adulta percepisce come alto il rischio di incidente domestico. I dati degli accessi al pronto soccorso smentiscono questa percezione e documentano invece l’elevata frequenza e importanza degli incidenti domestici, visto che rappresentano il principale motivo di accesso al pronto soccorso per eventi traumatici. In Trentino gli accessi di residenti per incidente domestico nel 2015 sono stati 8.841. Hanno interessato prevalentemente i bambini, per i quali si tratta principalmente di cadute in casa durate i giochi, e le persone anziane ultra 70enni. Tra le persone anziane gli incidenti avvengono in casa svolgendo le attività domestiche e della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi ecc), a cui vanno aggiunti, per gli uomini, gli urti e gli schiacciamenti procuratisi in garage e cantina praticando il fai da te.
Nell’età adulta c’è un eccesso di incidenti da parte degli uomini, si tratta di cadute, urti e schiacciamenti che accadono sia in casa e sia, in particolar modo, in cantina, in cortile e nel garage nel praticare il fai da te; per le donne si tratta quasi esclusivamente di incidenti in casa, in particolare in cucina, nello sbrigare le faccende domestiche.

Gli infortuni sul lavoro

In Trentino le denunce per infortunio sul lavoro nel 2015 sono state 8.465, in 8 casi si è trattato di un infortuno mortale. Il 70% delle denunce riguardano l’industria, il commercio e i servizi, il 10% l’agricoltura e il 20% la Pubblica Amministrazione in Conto Stato. Il 65% degli infortuni riguarda lavoratori di genere maschile e il 18% lavoratori stranieri. Il 9% è avvenuto con un mezzo di trasposto (in itinere o in occasione di lavoro). Nel 2015 gli incidenti sul lavoro hanno causato ai residenti trentini 5.683 accessi in pronto soccorso. Nella grande maggioranza l’accesso in pronto soccorso è avvenuto a causa di un incidente di gravità lieve: il 18% degli accessi ha ottenuto un codice bianco e il 73% un codice verde; nell’8% si è trattato, invece, di un codice giallo e nello 0,3% dei casi di un codice rosso.
Nell’intero ultimo decennio sono stati registrati in Trentino 94 infortuni mortali, di cui 74 in occasione di lavoro e 20 in itinere. Negli ultimi 5 anni gli infortuni mortali si sono più che dimezzati rispetto al quinquennio precedente e presentano un trend stabile. Va tenuto presente che il periodo è condizionato dalla crisi economica che ha comportato una riduzione del numero di occupati e un forte ricorso alla cassa integrazione. Il confronto degli infortuni mortali in itinere mostra invece stabilità con circa 2 casi/anno.
Nell’ultimo quinquennio, in controtendenza con le rilevazioni dei precedenti anni, la maggior frequenza di infortuni mortali in occasione di lavoro si registra nel settore agricolo (29%) seguita dalle costruzioni (24%).