Giovedì, 30 Maggio 2019

Partito in marzo 2017 coinvolgerà nei prossimi dodici mesi circa 47 mila donne trentine

Tumore del collo dell’utero, due anni di screening con test molecolare hpv

Presentati oggi, i dati di attività del programma di screening del tumore del collo dell’utero, a conclusione della fase di transizione al nuovo modello che utilizza per la diagnosi precoce il test molecolare per la ricerca del dna del virus hpv. Il programma di diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero, che attualmente viene svolto in provincia di Trento, utilizza l’hpv test per le donne tra i 31 e i 64 anni e il pap test per quelle tra i 25 e i 30 anni. Alla presentazione di oggi, nella sede dell’Apss, erano presenti l’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, il direttore generale dell’Apss Paolo Bordon, il direttore del Dipartimento di prevenzione Antonio Ferro, il direttore dell’Area materno infantile Saverio Tateo e il direttore dell’Unità operativa multizonale di anatomia patologica Mattia Barbareschi.

«I dati scientifici dimostrano che la prevenzione è fondamentale e che quanto prima è diagnosticata la malattia, tanto maggiori sono le possibilità di guarigione» ha detto l’assessore Stefania Segnana sottolineando l’importanza di aderire a questo programma sottoponendosi ai controlli periodici proposti dall’Apss. «Lo sforzo dell’Azienda sanitaria, sostenuto dall’Assessorato e dal Dipartimento alla salute della Provincia autonoma di Trento, va in questa direzione da tempo e proseguirà anche in futuro. Sono convinta che il benessere della donna, colonna portante della società, rappresenti un beneficio per l’intera collettività. Auspico che le donne trentine accolgano tale opportunità, favorita anche dalla capillare distribuzione dei punti dove è possibile effettuare l’esame nelle diverse valli, modalità pensata proprio per garantire la maggior adesione possibile anche da parte di quante vivono in località distanti dal capoluogo».

Il direttore generale dell’Apss, Paolo Bordon, ha sottolineato: «L’incontro di oggi rappresenta l’occasione per porre l’attenzione sull’importanza di aderire alle campagne di prevenzione proposte dall’Apss perché intercettare casi di cancro, quando sono ancora in una fase iniziale, permette percentuali di guarigione significative, incidendo sulla qualità di vita delle persone. Il mio invito a tutte le donne trentine è quello non trascurare la chiamata allo screening perché più prevenzione significa più anni di vita in salute. Il nostro obiettivo è quello di intercettare un numero sempre maggiore di persone per portare l’adesione oltre il 62% attuale. Per questo mi rivolgo anche ai media perché ci aiutino a diffondere i messaggi di promozione della salute e l’importanza dell’adesione agli screening. Abbiamo deciso attivare ambulatori di prossimità con ostetriche appositamente formate e dedicate allo screening per ottimizzare l’accuratezza dell’esame e facilitare la partecipazione del maggior numero di donne possibile».

«L’organizzazione del programma di screening – ha affermato Antonio Ferro, direttore del Dipartimento di prevenzione da cui dipende il coordinamento degli screening attivi in provincia di Trento – prevede l’invio, ogni cinque anni, di una lettera con l’appuntamento per recarsi in una delle 13 sedi dell’Apss a eseguire il prelievo. Nel 2017 sono stati inviati appuntamenti per test a circa 14 mila donne, a 38 mila nel 2018 e, entro febbraio 2020, riceveranno l’invito circa 47 mila donne. Il nuovo modello organizzativo si è dimostrato valido ed efficace e ha già portato ad un significativo aumento dell’adesione nelle fasce di età coinvolte».

«Mi preme anche evidenziare – ha concluso Ferro – la notevole attività di supporto alle donne da parte del call center dedicato agli screening colorettale e cervicale che dalle circa 2.500 chiamate del 2016 è passato a gestirne circa 7 mila nel 2017 fino a superare le 8 mila chiamate nel 2018».

«Lo screening per il tumore al collo dell'utero – ha proseguito Mattia Barbareschi, direttore dell’Unità operativa multizonale di anatomia patologica – è attivo in Trentino dal 1993 e consente di prevenire lo svilupparsi di tumori invasivi, rappresentando quindi un importantissimo strumento di tutela della salute della donna: una diagnosi precoce di lesioni pre-invasive può infatti salvare la vita. Il programma è rivolto alle donne tra i 25 e i 64 anni, invitate a effettuare, a seconda della fascia d'età, il pap test (tra i 25 e i 30 anni) o l'hpv test (tra i 31 e i 64 anni). L’hpv test ricerca il papilloma virus umano, un virus che può portare allo sviluppo di tumore, mentre il pap test indaga le alterazioni delle cellule della cervice dell’utero che possono essere segno di un tumore iniziale o di un suo precursore. Per entrambi i test, se il risultato è normale, si verrà invitate dall’Apss a ripetere l’esame dopo 3 anni (se si è state sottoposte a pap test) o dopo 5 anni (se si è state sottoposte a hpv test). Se viene rilevata la presenza del virus o di cellule alterate, la donna verrà contatta per eseguire gli accertamenti di secondo livello previsti dal percorso diagnostico terapeutico: in caso di positività, le donne non saranno mai lasciate sole ma seguite da un’équipe multidisciplinare».

«In Trentino in questo campo abbiamo fatto un percorso di innovazione e ricerca sotto l’egida del ministero della Salute che è partito 14 anni fa e che ha portato nel 2017 a introdurre il test molecolare per la ricerca del virus hpv. Utilizziamo ora una tecnologia di ultima generazione, con alti livelli di specificità e sensibilità, che permette una diagnosi precoce e precisa e che ci consente di dare una risposta di qualità alle donne riducendo anche il numero degli esame effettuati nel corso della vita. Nel 2016 – ha sottolineato Barbareschi confermando il significativo aumento delle adesioni – ogni 100 donne invitate, 36 partecipavano allo screening; mentre nel 2017 ogni 100 invitate 53 hanno aderito. Lo scorso anno, ogni 100 donne invitate 62 hanno accolto l’invito dell’Apss».

Infine il direttore dell’Area materno infantile, Saverio Tateo, si è soffermato sulla differenza di un percorso programmato di screening e un controllo clinico annuale, soprattutto per le donne in cui il test identifica una lesione sospetta. «Il nuovo modello di screening – ha evidenziato Tateo – ha comportato un incremento di attività per gli specialisti ginecologi dei tre centri trentini di riferimento e cioè gli ospedali di Trento, Rovereto e Cles. In questi due anni abbiamo revisionato, sulla base delle evidenze scientifiche nazionali e internazionali, il percorso di cura della donna con esito positivo o dubbio degli esami di screening, elaborando e condividendo un percorso di presa in carico di secondo e terzo livello omogeneo e che segua la donna anche nella fase di follow-up dopo l'eventuale trattamento». L’elaborazione del Servizio di epidemiologia clinica e valutativa evidenzia come, a seguito di anormalità del test di primo livello, siamo passati da 131 indagini colposcopiche del 2016 a circa 280 esami nel 2017 e a più di 600 nel 2018».

A margine dell’incontro è stato commentato il recente rapporto dell’Osservatorio nazionale screening - anno 2018 i cui dati dimostrano che i programmi attivi in provincia di Trento godono di buona salute.

Il tumore del colon retto e i suoi precursori possono essere individuati attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci. Lo screening – rivolto a donne e uomini tra i 50 e i 69 anni – è un esame molto semplice che non richiede diete particolari e si effettua a casa propria, utilizzando un kit distribuito gratuitamente e capillarmente grazie alla collaborazione delle associazioni dei farmacisti. In caso di risultato normale, il test sarà ripetuto dopo 2 anni. Se l’esame rileverà la presenza di tracce di sangue nelle feci, si verrà contattati per eseguire una colonscopia, un approfondimento diagnostico più specifico. Lo screening per il tumore del colon retto ha compiuto nel 2018 dieci anni. Nel 2018 sono state contattate 60mila persone: di queste il 56% ha fatto il test, a fronte di un dato nazionale del 41%.

La mammografia è invece lo strumento più efficace per diagnosticare precocemente un tumore al seno. Viene eseguita con un particolare apparecchio radiologico in grado di identificare alterazioni, anche minime, che potrebbero essere causate da un tumore in fase iniziale. In caso di esame normale si riceverà l’invito a ripetere la mammografia dopo 2 anni, altrimenti si verrà contattati per ulteriori approfondimenti. Il programma di screening mammografico in Trentino è partito nel 2000, coinvolgendo le donne tra i 50 e 69 anni. Ogni anno vengono invitate più di 36 mila donne, con un adesione allo screening dell’82%, ben oltre la media nazionale del 55%.

L’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale screening è disponibile all’indirizzo: https://www.osservatorionazionalescreening.it/content/rapporto-2018

Informazioni:

call center dedicato agli screening cervicale e colorettale:800 243625 (dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 12)

call center dedicato allo screening mammografico:800 100616 (dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 13.30 alle ore 15.30)

www.apss.tn.it > Cittadini > Visite, esami specialistici e screening

FONTE APSS
Comunicato 1186