Mobilità sanitaria

A seguito della riforma del Servizio sanitario nazionale recata dal decreto legislativo n. 502/1992 la libertà di scelta del luogo di cura da parte degli assistiti ha assunto un peso rilevante nelle decisioni di programmazione e pianificazione sanitaria anche in considerazione del fatto che “il finanziamento dei Servizi sanitari regionali che avviene in base ad una serie di parametri (tra cui la popolazione residente), deve tener conto della mobilità sanitaria per tipologia di prestazione”.
Il fenomeno della mobilità sanitaria ha ormai assunto, nel contesto nazionale, dimensioni notevolissime, tanto che i disequilibri territoriali fra determinate aree del Paese (in particolare fra le regioni meridionali e le regioni del Veneto e della Lombardia) sono in continua evoluzione.
Le determinanti della mobilità sanitaria interregionale sono molteplici e coinvolgono aspetti riguardanti sia il versante della domanda che quello dell'offerta delle prestazioni sanitarie.
Particolare rilevanza assumono:

  • Le scelte di politica sanitaria effettuate dalle singole Regioni e Province autonome in merito alla tipologia ed al grado di specificità delle prestazioni sanitarie erogate, anche in considerazione del bacino di utenza ottimale necessario per garantire idonei standard qualitativi;
  • Le scelte individuali – in diversa misura dirette o derivate – dei cittadini che possono decidere, per i più svariati motivi, di rivolgersi ad una qualsiasi struttura sanitaria regionale od extraregionale.

Nell'ambito del Servizio sanitario provinciale, la mobilità sanitaria continua ad essere attentamente monitorata, posto che dal 1995 si è sempre registrato un saldo della mobilità sanitaria negativo e che lo stesso è in continua crescita.
L'attività di contenzioso effettuata fino ad ora ha consentito la riduzione dei saldi negativi provinciali della mobilità sanitaria interregionale dal 1995 al 2008 per 13.229.438 euro.

Dall'analisi dei flussi di mobilità sanitaria dell'anno 2008 , distinti per Regione, emerge che la Provincia autonoma di Trento è debitrice netta principalmente nei confronti di Veneto (−15,1 milioni di euro), Provincia autonoma di Bolzano (−7,8 milioni di euro) ed Emilia-Romagna (882 migliaia di euro).
Dai dati presentati emerge un miglioramento nei saldi della mobilità nei confronti di quasi tutte le regioni, in particolare nei confronti della Provincia Autonoma di Bolzano.
Dall'analisi per tipologia di prestazione, emerge – come negli ultimi anni – il saldo negativo deriva essenzialmente dalle prestazioni di assistenza ospedaliera , di assistenza specialistica e di somministrazione di farmaci ; sono invece costantemente positivi i saldi dei flussi relativi alla medicina generale , alla farmaceutica , alle cure termali e ai trasporti .